Nel pomeriggio di giovedì abbiamo partecipato alla giornata dedicata alla presentazione dei cosiddetti PSA (Piani Strutturali Associati) su invito dell'amministrazione comunale, certi che fosse un'occasione per promuovere l'ascolto ed il dibattito tra l'amministrazione comunale , la cittadinanza, le associazioni e i partiti politici. Eravamo convinti che potesse essere un momento partecipativo in cui tutti avrebbero potuto dare i loro suggerimenti su come disegnare non solo la Corigliano futura ma l'intera piana di Sibari.
Affrontare con chiarezza il come si volesse intervenire su annose problematiche come la bonifica del territorio ed in particolare gli scarichi nel Coriglianeto, su come si volesse intervenire per fronteggiare i pericoli di dissesto idrogeologico (da poco il ministro per l'ambiente Clini ha dichiarato che il precedente governo nulla ha messo a disposizione per questo problema, Genova ha dimostrato quanto fosse vero), su come si intende costruire l'area urbana con Rossano, quali infrastrutture realizzare, come implementare il porto di Schiavonea, come definire gli interventi urbanistici sia nel centro storico che nelle periferie comunali, come recuperare le aree degradate, come gestire i rifiuti, come regolamentare le nuove aree edificabili, cosa fare per il turismo. Tante cose da dire, ancora di più quelle da fare, per un passaggio, la giornata d'ascolto, che, se non erro, è prevista dalla legge che ha istituito il PSA, quindi nessun regalo alla popolazione ma un obbligo verso la città. Avremmo voluto spiegare a chi ci amministra come vorremmo che si intervenisse, come vorremmo che si fermi l'espansione del cemento nel territorio, come crediamo che sia prioritaria la lotta all'abusivismo, come non crediamo assolutamente che vi è il bisogno di recuperare il centro storico, dell'idea che il turismo si incrementa e si tutela ripulendo l'ambiente e non chiedendo che non si dica che il mare è inquinato, che non si metta mano alla costa che ancora ha pinete e spazi incontaminati in nome di una ricezione turistica che non si deve sottrarre alle regole edilizie in nome della bellezza delle strutture. Soprattutto bisognava chiarire, ascoltando tutti i soggetti politici, ma, visto che si pongono l'obiettivo di essere amministratori, anche i movimenti e le associazioni, che non siamo tutti uguali, che qualcuno ha già amministrato, bene o male, che non tutti hanno la stessa visione della città, che non tutti hanno le stesse priorità. Purtroppo, abbiamo si ascoltato i tecnici che stanno preparando il PSA, avremmo voluto ascoltare gli uffici del comune e i dirigenti comunali e sentire il parere di chi deve essere, anche per grandi capacità professionali, coinvolto nella attuazione del PSA, ma soprattutto avremmo voluto ascoltare ed essere ascoltati dai commissari prefettizi. La dott.ssa Scialla, andandosene a metà convegno, quando ancora i relatori del piano ci spiegavano che a Corigliano si coltivano gli agrumi e a Rossano e Cassano gli ulivi, ha confermato la metodologia che la sua commissione applica fin dall'inizio: nessun interesse per la nostra comunità, per quello che ha da dire, per quello che vorrebbe che si facesse. Che senso ha essere invitati, come soggetto politico, se poi chi ti invita non rimane ad ascoltarti? Che senso ha spiegare cosa è il PSA, ma non dire che cosa si pensa di fare? In un momento difficilissimo per tutto il paese, in cui movimenti più o meno spontanei, insorgono e protestano contro tutto ciò che rappresenta lo Stato, rendendo facile a criminalità e estremismo fascista di infiltrarsi è guidare il malcontento, chi rappresenta non solo l'amministrazione comunale ma anche lo Stato, in una città aggredita dalla criminalità, non ha il diritto di non amministrare e non ascoltare il cittadino. Non si può accettare supinamente che la commissione non sia presente quotidianamente sul territorio, che non dica una parola su cosa sta facendo nel chiuso degli uffici. Ogni decisione presa, lo ricordiamo per l'ennesima volta, peserà su di una comunità che loro non solo non conoscono ma che hanno rifiutato di conoscere. Ricordiamo loro che ad essere stati sciolti per infiltrazione mafiosa non è stato tutto il mondo politico coriglianese e che quindi anche in questo caso non tutti siamo uguali. Chiusura e indifferenza rappresentano, a nostro avviso, i tratti distintivi di quest'esperienza su cui vorremmo che si aprisse una riflessione seria ed articolata almeno all'interno del centrosinistra coriglianese.
Alberto Laise coordinatore SEL Corigliano
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